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RESTAURO - Chi sta visitando questo sito, certo avrà inevitabilmente notato quanto è radicata in Carlo la passione per la fisarmonica che in trent'anni di sodalizio lo ha spinto a spaziare anche oltre la musica e all'approccio con una tastiera in una complessa e articolata ricerca decisamente più intima di tutto ciò che ha gravitato negli anni attorno al mantice.
Il buon stato di efficienza negli anni in una fisarmonica, è da considerarsi tale quando è ripristinabile con minimi interventi di riparazione: questo spesso è prerogativa di strumenti che, anche se molto datati, sono stati oggetto di un utilizzo corretto in situazioni ottimali, atmosfere non molto umide o salmastre ad esempio, ove l'oculato esecutore abbia fatto attenzione ai repentini sbalzi di temperatura, causa di condensa interna ed esterna, eseguendo semplici operazioni di acclimatamento.
In situazioni di disuso invece è importante una conservazione in astuccio, la sua assenza influisce notevolmente sull'integrità della fisarmonica, come del resto il luogo ove lo strumento è stato riposto e dimenticato per anni, spesso in cantine, garage, soffitte, luoghi dove gli agenti esterni sono certo molto aggressivi, umidità,sbalzi di temperatura, tarli, polvere, e quant'altro, in questi casi risulta evidente un elevato stato di degrado visivo e meccanico. Non molto diversa la sorte di uno strumento inutilizzato e conservato in un luogo abitato, dopo anni, pur mantenendo condizioni estetiche buone accusa comunque altri gravi inconvenienti quali il disseccamento del mantice, della cera, dei collanti, problemi alle meccaniche, ruggine alle ance, perdita di accordatura, valvole inaridite, fessurazioni nelle casse, inarcamento delle soniere, perdita di compressione, ecc. Tutto ciò porta a pensare che l'azionamento frequente delle meccaniche mantiene efficienti leveraggi e molle e normalizza il flusso dell'aria nello strumento garantendo la giusta quantità di umidità in esso, a vantaggio della buona conservazione, ovviamente tale azione non esclude l'inevitabile insorgere dei giochi soggetti alla naturale usura dei materiali.
Anche la funzione del suo utilizzo influisce nella longevità, ovviamente uno strumento spesso usato all'esterno e in ambiti professionali è più soggetto a decadimento e quindi necessità di più frequenti interventi manutentivi rispetto ad un altro utilizzato per scopi puramente amatoriali.
Per tipologia costruttiva possiamo azzardare una distinzione tra strumenti eolici d'epoca e moderni. Strumenti eolici d'epoca possono per essere considerate quelle fisarmoniche ed affini attribuibili agli anni precedenti alla seconda metà del XX secolo mentre per strumenti moderni ma datati quelli costruiti attorno al decennio 1950-1960. Dal Sessanta in poi la maggior parte delle fisarmoniche definibili moderne sono rimaste sostanzialmente immutate nell'aspetto e nella tecnologia rispetto alle odierne che sempre più hanno perso la componente artigianale. Diverso invece è il discorso degli organetti diatonici in particolare quelli in legno a parte l'utilizzo minimo di qualche materiale moderno si presentano tutt'ora nell' aspetto come due secoli fa.
Restaurare una fisarmonica d'epoca è un intervento che segue una ben definita scelta etica oltre a trasformarsi puntualmente in una sfida con la propria abilità, particolarmente gratificante se coronata alla conclusione dal rivivere delle sonorità di un tempo, specie in precarie condizioni iniziali dello strumento. Per affrontare la sfida occorre, innanzitutto non trovarsi di fronte uno strumento in condizioni disperate, essere armati di tanta passione, manualità, pazienza, cognizioni di base sugli strumenti eolici e della loro evoluzione, sul loro funzionamento e anche nozioni sull'utilizzo dei materiali che lo riguardano. In questo campo la tendenza è quella di operare un corretto restauro affrontando con particolare oculatezza l'analisi sullo strumento: potrà trattarsi di un pezzo rarissimo o meno, oppure essere oggetto di rilevante valore affettivo o di appartenenza, in ogni caso dovrà ottenere sempre la massima considerazione e rispetto da parte di chi opera su di esso, personalmente ritengo sia un atto d'amore compiuto nei confronti della fisarmonica che va ben oltre l'egoismo del possesso o la presunzione di avere qualcosa di unico magari per fini speculativi. Vi posso assicurare che il mercato della fisarmonica d'epoca, che nell'ambiente considerata come pezzo d'antiquariato, il suo commercio non è poi così fiorente ed è ambito sia dal rigattiere svuotacantine che dal collezionista puro, inoltre le quotazioni di mercato non sono poi così esorbitanti, ed è importante ricordare che quello della fisarmonica è un ambito che si presta particolarmente alle contraffazioni.
La mano umana dovrà evitare incompleti interventi “tassidermici”, alla base di tutto è fondamentale ricondurre il più possibile alla funzionalità originaria lo strumento, più del suo "restauro estetico", non dimentichiamolo si tratta di uno strumento musicale, non di un mobile o di una suppellettile, e ciò richiede molta sensibilità e capacità superiore a quella di un buon restauratore, il quale non stravolgerà mai l'autenticità del pezzo, agendo in prima analisi con interventi atti bloccare e prevenire i processi di deterioramento in corso, determinati nel tempo dal disuso e dai vari fattori,ambientali, naturali e accidentali, poi procedendo con le parti meccaniche e solo in ultimo intervenire sull'estetica.
Un corretto intervento di restauro non deve assolutamente alterare le caratteristiche dello strumento, l'aspetto che col tempo ha assunto, mantenere la comunicazione col passato delle sue varie componenti, conservare o ritrovare la cosiddetta “patina” senza però mantenere un aspetto estetico troppo vissuto, e deve necessariamente intervenire sulle più sconsiderate e inopportune manipolazioni recenti operate con materiali moderni, ad esempio l'uso di materie plastiche per sostituzioni di particolari o invasive e deleteree applicazioni di vernici trasparenti lucide.
Mi sembra superfluo puntualizzare ad esempio, che la madreperla, qual'ora mancante può essere integrata con stesso materiale più recente, evitando quindi celluolidi o plexiglass madreperlati, o che sia particolarmente utile conservare parti di fisarmoniche d'epoca inservibili da utilizzare come ricambi, oppure che in casi estremi piccole parti, importanti per il recupero della funzionalità, possano essere pazientemente ricostruite con materiali analoghi agli originali opportunamente antichizzati.
Succede spesso di vedere sostituita la dermoide originale del mantice con volgare nastro telato, esistono presso negozi specializzati nastri di dermoide moderna realizzata a tale scopo che molto bene assolve al compito.
Evitare incauti interventi tendenti alla compromissione del suo funzionamento: succede spesso di trovarsi di fronte a tastiere bloccate e riscontrare poi abbondanti lubrificazioni ai perni delle tastiere, oppure l'utilizzo di particolari prodotti sbloccanti che inzuppano le valvole in pelle del tasto e dell'ancia e le rendono inservibili, ma la fisarmonica non è una bicicletta! L'utilizzo di pece o di colle per moquette per il fissaggio delle ance sulle soniere, la sostituzione delle valvole blocca –ancia con striscioline di cuoio o carta velina, oppure l'uso di una fiamma per scogliere la cera attorno ai piastrini delle ance con conseguente sbrucciacchiamento delle soniere e delle ance, barbari interventi di limaggio delle ance e del piastrino, soniere montate al contrario … direi di non continuare con il vademecum dei disastri…sono comunque situazioni che frequentemente emergono dopo avere sfilato i chiodi di ancoraggio del mantice alle casse.
Molti affermano che la fisarmonica sia cuore; bene, allora rispettiamolo e nel caso di cure affidiamolo ad un buon chirurgo!
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